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FEDERICO II DI SVEVIA (HOHENSTAUFEN) 
Nato per caso a Jesi nelle Marche, ma cresciuto a Palermo, nella splendida e ricca Sicilia del tempo (un crogiolo di razze e culture che offriva quanto di meglio c'era in fatto di arte e civiltà), Federico, nipote di Federico I Barbarossa per via paterna e di Ruggero II di Sicilia per via materna, ereditò entrambi i titoli di imperatore del Sacro Romano Impero e di re di Sicilia. Praticamente quindi si trovò a regnare su un territorio vastissimo che andava dalla Sicilia al mare del Nord, ma con ampie limitazioni di varia natura da Napoli in su, non ultime il potere temporale del Papato e varie autonomie locali, difese con i denti soprattutto da molte città della Padania, con Milano in testa. Come normanno di Sicilia, un pò per nascita ma sopratuttto per elezione e cultura, l'interesse di Federico verso i suoi possedimenti decresceva man mano che questi s'allontanavano geograficamente dalla Sicilia e dalle Puglie, le due perle più amate della sua duplice corona e dove più cospicue furono le sue realizzazioni (basti pensare ai tanti castelli da lui fatti edificare, non ultimo quel magico gioiello che é Castel del Monte), fino a diventare assai scarso per quelli d'oltralpe. Tanto che durante tutta la sua vita trascorse soltanto pochi anni nell'impero germanico.
 | Castel del Monte | La sua corte di Palermo, splendida e orientaleggiante, era uno dei massimi centri del sapere e dell'arte, senza preclusioni di razza o religione. Uomo coltissimo e tollerante, non v'era praticamente campo dello scibile che non lo interessasse e non solo proteggeva e favoriva le arti e le scienze, ma lui stesso lasciò poesie e scritti in italiano e in latino e praticò altre arti o discipline. A lui si deve la fondazione dell'università di Napoli e la promulgazione delle "Costituzioni di Melfi", miranti anche  a gettare le basi di uno stato laico nel regno di Sicilia. Amante della diplomazia più che della guerra, evitò quest'ultima ogni volta che era possibile, come nella crociata da lui guidata (anche se scomunicato!), che ebbe un esito abbastanza favorevole senza ricorrere alle armi. Amante della vita e della bellezza, gli unici suoi probabili eccessi (a parte qualche crudeltà negli ultimi anni) furono quelli in campo sessuale (aveva a disposizione anche un harem con molte donne arabe), ma fu un buon padre anche per i suoi tanti figli illegittimi e non fu troppo crudele con il primogenito ribelle, che si limitò a condannare alla prigionia. Più che giustificata quindi la qualifica di "meraviglia del mondo" attribuitagli e l'ammirazione di tanti intellettuali, da Dante e Nietzsche. Malgrado tutto, Federico perse la più importante battaglia della sua vita: quella politica. La sua lunga lotta, anche guerreggiata, contro varie città del Nord Italia e il Papato fu alla fine perdente. Una lotta che se vinta - tra l'altro e semplificando molto - avrebbe forse portato a qualche forma di unità - o maggiore omogeneità - italiana circa sei secoli prima del 1870. Quando morì per cause naturali nel castello di Fiorentino nelle Puglie, la partita sembrava ancora aperta. Ma la cattiva sorte e i suoi nemici s'accanirono contro i suoi discendenti, ultimo il giovanissimo nipote Corradino giustiziato a Napoli nel 1268, col quale finì la dinastia degli Hohenstaufen. Sorse allora la leggenda che il grande Federico si fosse soltanto addormentato (per i siciliani nel cono dell'Etna, per i tedeschi nella caverna di una loro montagna) in attesa di risvegliarsi per salvare l'impero e il mondo. Leggenda a parte, molti suoi ideali riapparirono circa due secoli dopo e talvolta trionfarono nel Rinascimento, la Riforma e poi la nascita di stati laici.
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